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3月6日 da Repubblica.it http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/scomunica-medici/scomunica-medici/scomunica-medici.htmlBrasile, la Chiesa contro i sanitari che hanno interrotto la gravidanza della piccola incinta di due gemelli dopo le violenze del patrigno. I dottori "Rischiava la vita"
Bimba di 9 anni stuprata abortisce l'arcivescovo scomunica i medici
di ORAZIO LA ROCCA
CITTA' DEL VATICANO -
Imbarazzo, rabbia, dolore, pietà, ma anche una sola incrollabile
certezza: "Abortire è peccato. Sempre". Queste le prime reazioni "a
caldo" colte in Vaticano alla notizia che la Chiesa cattolica
brasiliana ieri ha scomunicato i medici che qualche giorno fa hanno
autorizzato l'aborto ad una bambina di 9 anni rimasta incinta in
seguito alle violenze sessuali subite dal patrigno da quando aveva 6
anni. "E' una tragedia grandissima, specialmente per quella povera
bambina, ma la pena della scomunica andava sanzionata perché lo prevede
espressamente il Codice di Diritto Canonico di fronte ad un palese caso
di aborto procurato", spiegano riservatamente alla Pontificia Accademia
per la Vita.
Una posizione del tutto in linea con quanto deciso il monsignore
brasiliano Josè Cardoso Sobrunho, arcivescovo di Recife, il quale,
nello specificare che il provvedimento non riguarda la bambina,
puntualizza che il "peccato" d'aborto ricade esclusivamente sui medici
e "chi lo ha realizzato - si è augurato il presule spiegando i termini
del provvedimento - si spera che, in un momento di riflessione, si
pentano". Mentre un gruppo di avvocati cattolici ha denunciato il caso
alla giustizia.
Il patrigno della bambina, un uomo di 23 anni di cui non è stato dato
il nome, si trova in stato d'arresto da giorni in un carcere
dell'entroterra del Pernambuco, in seguito alla confessione di aver
stuprato la piccola - la prima volta tre anni fa - e di aver abusato
anche della sorella invalida di 14 anni. Alla bambina di 9 anni vengono
attualmente somministrati medicinali per indurre un aborto farmaceutico
alla gravidanza di due gemelli in seguito agli abusi, ricorda la stampa
locale, che da giorni sta seguendo il caso. La vicenda della piccola ha
diviso tra l'altro anche i suoi genitori, visto che il padre si è detto
contro l'aborto, la madre invece a favore.
Critico verso il provvedimento ecclesiale, Livio Moraes, primario
presso l'ospedale dell'Università di Pernambuco, che ha ricordato che
la legge brasiliana "autorizza l'aborto in caso di stupro o pericolo di
morte", vale a dire proprio le condizioni entro cui si è venuta a
trovare la bambina violentata. Valutazione non condivisa
dall'arcivescovo Sobrinho che ha risposta al primario sventolando le
ragioni dogmatiche su cui a suo parere poggia la scomunica,
sottolineando che "la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Per
qui, quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la
legge di Dio perde qualsiasi valore". Meno dogmatico e più
sofferto il commento di uno dei più autorevoli teologi pontifici,
monsignor Piero Coda, docente alla Pontificia Università Lateranense,
il quale - pur ricordando che per il credente abortire è sempre peccato
- ha parole di dolore e di pietà per la piccola brasiliana.
"L'aggressione subita da quella bambina - dice subito il teologo - è un
crimine abominevole, gravissimo, che va punito con tempestività e
severità". Ma, "pur di fronte a tanto dolore" per il monsignore
"rispondere ad una tragedia con un'altra tragedia come è l'aborto è
sbagliato". "Senza entrare nel merito di questo caso perché non ne
conosciamo ancora tutti i termini - puntualizza prudentemente ancora
Piero Coda - non possiamo mai dimenticare che per la morale cattolica
l'aborto è un atto gravissimo che occorre fare tutto il possibile per
evitarlo". "Altra cosa è valutare le responsabilità di chi commette un
crimine tanto aberrante, persone che vanno condannane senza esitazione.
Ma sarebbe meglio fare tutto il possibile - conclude monsignor Coda -
per evitare di arrivare a questi drammi, con una più mirata opera di
prevenzione e di aiuto per le fasce sociali più deboli ed esposte, non
solo in Brasile, ma in tutto il mondo, Italia compresa".
Sul caso della bimba stuprata è intervenuto anche il ministro della
sanità brasiliano, Josè Gomes Temporao, che ha accusato la Chiesa
cattolica di aver adottato una posizione "estremista", "radicale" e
"inopportuna" avendo deciso di scomunicare i medici che hanno fatto
abortire la bambina di nove anni. "Sono scioccato per la posizione
radicale di questa religione che - si è lamentato il ministro -,
nell'affermare a torto di voler difendere una vita, mette un'altra vita
in pericolo". Dal Vaticano,
risponde padre Gianfranco Grieco, capo ufficio del Pontificio Consiglio
epr la Famiglia, presieduto dal cardinale Ennio Antonelli. "E' un tema
molto, molto delicato", ma "la chiesa - ricorda il monsignore - non può
mai tradire il suo annuncio, che è quello di difendere la vita dal
concepimento fino al suo termine naturale, anche di fronte a un dramma
umano così forte, come quello della violenza di una bimba". "L'annuncio
della chiesa è la difesa della vita e della famiglia - aggiunge ancora
padre Grieco - ognuno di noi deve porsi in un atteggiamento di grande
rispetto della vita, anche di fronte a un dramma umano come la violenza
di una bambina".
E la scomunica ai medici? "I vescovi giustamente predicano il mistero
della vita - risponde il religioso - e la chiesa non può tradire il suo
annuncio. L'aborto non è una soluzione, è una scorciatoia". "La
scomunica significa non potersi accostare anche al sacramento della
comunione e se una persona è nel peccato e non si confessa, per la
chiesa - ricorda Grieco - non può fare la comunione. In questo caso i
medici sono fortemente nel peccato perché sono persone attive nel
portare avanti l'aborto, l'uccisione di un innocente. Sono protagonisti
di una scelta di morte".
(6 marzo 2009)
Prima che l'illegalità endemica presente in Italia diventi la norma, guardate questo video.
2月12日 Un video di Marco Travaglio e un articolo di giornale di Ezio Mauro per schiarirci un po' le idee
"La terza repubblica di Berlusconi" del 9/2/2009 http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-2/eluana-englaro-2/eluana-englaro-2.html
La svolta bonapartista
di EZIO MAURO
UNA questione di vita e di morte, una tragedia familiare, un caso di
amore e di disperazione tra genitori e figlia che cercava di
sciogliersi nella legalità dopo un tormento di 17 anni, è stato
trasformato ieri da Silvio Berlusconi in un conflitto istituzionale
senza precedenti tra il governo e il Quirinale, con il Capo dello Stato
che non ha firmato il decreto d'urgenza del governo sul caso Englaro,
dopo aver inutilmente invitato il Premier a riflettere sulla sua
incostituzionalità, e con Berlusconi che ha contestato le prerogative
del Presidente della Repubblica, annunciando la volontà di governare a
colpi di decreti legge senza il controllo del Quirinale. Pronto in caso
contrario a "rivolgersi al popolo" per cambiare la Costituzione.
Il Presidente del Consiglio non era mai intervenuto in questi mesi nel
dibattito morale, politico e culturale sollevato da Beppino Englaro con
la scelta di chiedere la sospensione della nutrizione artificiale per
sua figlia, ponendo fine ad un'esistenza vegetativa di 17 anni,
giudicata irreversibile da 14. Ma ieri l'istinto populista ha
consigliato al Premier di scegliere proprio il dramma pubblico di
Eluana, giunto al culmine della sua valenza emotiva sollecitata dalla
cornice di sacralità guerresca del Vaticano, per sfidare Napolitano su
una questione di fondo: il perimetro e la profondità del potere del suo
governo, che Berlusconi vuole sovraordinato ad ogni altro potere,
libero da vincoli e controlli, dominus incontrastato del comando
politico.
È uno scontro che segna un'epoca, perché chiude la prima fase di un
quindicennio berlusconiano di poteri contrastati ma bilanciati e ne
apre un'altra, che ha l'impronta risolutiva di una resa dei conti
costituzionale, per arrivare a quella che Max Weber chiama
l'"istituzionalizzazione del carisma" e alla rottura degli equilibri
repubblicani: con la minaccia di una sorta di plebiscito popolare per
forzare il sistema esistente, disegnare una Costituzione su misura del
Premier, e far nascere infine un nuovo governo, come fonte e risultato
di questa concezione tecnicamente bonapartista, sia pure all'italiana.
Il caso Eluana, dunque, nel momento più alto della discussione e della
partecipazione del Paese, si è ridotto a pretesto e strumento di una
partita politica e di potere. Berlusconi aveva infine ceduto alle
pressioni del Vaticano e all'opportunità di dare alla sua destra
senz'anima e senza tradizione un'identità cristiana totalmente
disgiunta dalle biografie e dai valori, ma legata alla precettistica e
alle politiche concrete della Chiesa: così ieri mattina ha annunciato
al Consiglio dei ministri la volontà di varare un decreto legge di
poche righe, per vanificare la sentenza definitiva della magistratura
che accoglie la richiesta di Beppino Englaro, e per impedire la
sospensione già avviata ad Udine dell'alimentazione e dell'idratazione
per Eluana.
Il Presidente della Repubblica, che già aveva spiegato giovedì al
governo l'insostenibilità costituzionale del decreto, ha deciso di
assumersi su un caso così delicato una pubblica responsabilità, che non
si presti ad equivoci davanti all'esecutivo, al Parlamento, alla
pubblica opinione. Dando forma e sostanza all'istituto della "moral
suasion", ha scritto una lettera a Berlusconi in cui spiega le ragioni
che rendono impossibile il decreto, se si guarda - come il Capo dello
Stato deve guardare - soltanto alla Costituzione, ai suoi principi, ai
criteri che stabilisce per la decretazione d'urgenza. C'è una legge sul
fine-vita davanti al Parlamento, dice Napolitano nel messaggio, c'è la
necessità di rispettare una pronuncia definitiva della magistratura, se
non si vuole violare "il fondamentale principio della separazione e del
reciproco rispetto" tra poteri dello Stato, c'è la norma costituzionale
dell'uguaglianza tra i cittadini davanti alla legge, quella sulla
libertà personale, quella sulla possibilità di rifiutare trattamenti
sanitari. Ci sono poi i precedenti di altri inquilini del Quirinale -
Pertini, Cossiga, Scalfaro - che non hanno firmato decreti-legge, e
soprattutto c'è la funzione di "garanzia istituzionale" che la
Costituzione assegna al Capo dello Stato. Da qui l'invito al governo di
"evitare un contrasto", riflettendo sulle ragioni del no del
Presidente.
Con ogni probabilità è stato questo richiamo al ruolo di garanzia del
Quirinale, unito al gesto pubblico di rendere nullo il decreto del
governo, rifiutandosi di emanarlo, che ha convinto Berlusconi a
sfruttare l'occasione per aprire la contesa suprema sul potere al
vertice dello Stato. In conferenza stampa il Premier ha spiegato la sua
scelta sul caso Englaro con motivazioni morali ("Non mi voglio sentire
responsabile di un'omissione di soccorso per una persona in pericolo di
vita") ma anche con giudizi medico-scientifici approssimativi ("Lo
stato vegetativo potrebbe variare"), e con affermazioni incongrue e
sorprendenti: "Eluana è una persona viva, che potrebbe anche avere un
figlio".
Ma il cuore del ragionamento berlusconiano è un altro: la lettera di
Napolitano è impropria, perché il giudizio sulla necessità e urgenza di
un decreto spetta per Costituzione al governo e non al Quirinale,
mentre il giudizio di costituzionalità tocca al Parlamento. Non solo,
ma il decreto d'urgenza è l'unico vero strumento di governo in un
sistema costituzionale antiquato. E se il Capo dello Stato "decidesse
di caricarsi della responsabilità di una vita", non firmando il
decreto, il governo si ribellerebbe invitando il Parlamento "a riunirsi
ad horas" per approvare "in due o tre giorni" una legge stralcio che
anticipi il testo in discussione al Senato, bloccando così l'esito
della vicenda Englaro. Eluana, tuttavia, è già sullo sfondo, ridotta a
corpo ideologico e a pretesto politico. Ciò che a Berlusconi interessa
dire è che non si può governare il Paese senza la piena e libera
potestà governativa sui decreti legge. "Si può arrivare ad una
scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di
ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare
la Costituzione e il governo".
La sfida è esplicita, addirittura ostentata. Quirinale e Parlamento
devono capire che il governo assumerà il potere legislativo attraverso
i decreti legge, della cui ammissibilità sarà l'unico giudice, con le
Camere chiamate ad una ratifica automatica di maggioranza e il Capo
dello Stato costretto ad una firma cieca e meccanica. Berlusconi vuole
decidere da solo, in un'aperta trasformazione costituzionale che
realizza di fatto il presidenzialismo, aggiungendo potestà legislativa
all'esecutivo nella corsia privilegiata della necessità e dell'urgenza,
criteri di cui il governo è insieme beneficiario e giudice unico, senza
lasciar voce in capitolo al Capo dello Stato. Un Capo dello Stato
minacciato pubblicamente dal Premier, se non firma il decreto per un
deficit costituzionale, di "caricarsi della responsabilità di una
vita". Qualcosa che non era mai avvenuto nella storia della Repubblica,
per i toni politici, per i modi istituzionali, per la sostanza
costituzionale: e anche per la suggestione umana.
La risposta di Napolitano poteva essere una sola: con rammarico, il
Presidente non firma, perché il decreto è incostituzionale.
L'assunzione di responsabilità del Quirinale rende nullo il decreto, e
costringe Berlusconi a imboccare la strada parlamentare, sia pure con
le forme improprie annunciate ieri. Ma la lacerazione rimane, il
progetto di salto costituzionale anche. È un progetto bonapartista, con
il Premier che chiede di fatto pieni poteri in nome del legame emotivo
e carismatico con la propria comunità politica, si pone come
rappresentante diretto della nazione e pretende la subordinazione di
ogni potere all'esecutivo. Avevamo avvertito da tempo che qui portavano
le leggi ad personam, i "lodi" che pongono il Premier sopra la legge,
la tentazione continua di sovraordinare l'eletto dal popolo agli altri
poteri. Ieri, Napolitano ha saputo opporsi, in nome della Costituzione.
La risposta del Premier è stata che il Capo dello Stato non potrà mai
più opporsi, e la Costituzione cambierà.
Ecco perché la data di ieri apre una fase nuova nella vita del Paese,
una Terza Repubblica basata su una nuova geografia del potere, una
nuova legittimità costituzionale, un nuovo concetto di sovranità,
trasferito dal popolo al leader. Si può far finta di non vedere cosa
sta accadendo, con l'immorale pretesto della tragedia di Eluana? Ieri
la voce più forte a sostegno di Napolitano è stata quella del
Presidente della Camera, che sembra ormai muoversi in un perimetro
laico e costituzionale, da destra repubblicana. Dall'altra sponda del
Tevere, mai così stretto, è venuto il plauso a Berlusconi del Cardinal
Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace, e la sua
"profonda delusione" per la scelta di Napolitano di non firmare il
decreto. Come se insieme alle chiavi di San Pietro il Vaticano avesse
anche la golden share del governo italiano e delle sue libere
istituzioni. Certo, sotto gli occhi attoniti del Paese e sotto gli
occhi che non vedono di Eluana Englaro ieri è andato in scena uno
scambio di favori al ribasso, col Dio italiano consegnato alla destra
berlusconiana, come un protettorato, in cambio di una difesa di valori
disincarnati e precetti vaticani, da parte di un paganesimo politico
servile e mercantile. Dal caso Eluana non nasce una forza cristiana: ma
un partito ateo e clericale insieme, che è tutta un'altra cosa. 2月8日 http://www.francarame.it/node/1076Al governo Berlusconi sono bastati 4 minuti per spazzare via tutto:
pietà e rispetto, discrezione e silenzio, equilibrio e correttezza
istituzionale. Come le ruspe nei campi nomadi, il consiglio dei
ministri non ha avuto riguardo nell’approvare un disegno di legge che
obbliga alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficienti,
dopo aver provato la strada del decreto, stoppato da Napolitano. Si
tratta di un accanimento per nulla terapeutico. Ho conosciuto molti
cattolici ma pochi cristiani. Cinismo, neppure cattiveria. Calcolo
politico di bassa Lega, tentativo di mettere in difficoltà il capo
dello Stato. Per una volta il Cavaliere non ha dato retta ai sondaggi e
agli umori popolari, al sentire comune che sta dalla parte della
famiglia Englaro e delle difficili decisioni assunte, con il conforto
di una sentenza della magistratura, per porre termine non già alla vita
ma allo strazio di Eluana. Si vuole ora speculare su questo dramma, si
vuole aprire un conflitto istituzionale con il Quirinale per perseguire
neppure troppo oscuri disegni: affrettare il passo verso una Repubblica
presidenziale a vocazione autoritaria. È l’ultimo punto del programma
della P2 di Licio Gelli rimasto ancora da attuare. Ora lo vogliano
fare, a spallate. Costi quel che costi. Anche passando sul corpo di
Eluana Englaro.
franca rame e sergio segio 2月5日 Maroni, quando apre bocca, non finisce mai di stupirci. Dopo la (giustamente) contestatissima affermazione sugli immigrati clandestini contro cui "bisogna essere cattivi", sul numero di "A" del 5 febbraio 2009, si lascia andare a una sparata che fa trasparire tutta la sua impreparazione (o ignoranza?) in materia di mafia e criminalità organizzata. Cito molto brevemente:
"Perché uno aderisce alla mafia? Perché è pazzo, perché gli piace sparare, è cocainomane, punta a un guadagno consistente"
Eeeeeeeh? E' interessante sapere che il nostro Ministro dell'Interno ha delle opinioni sul tema che sarebbe lusinghiero definire "da bar". Possibile che non capisca, o non sappia, che la criminalità organizzata è uno dei pochi veicoli di rapida "promozione sociale" presenti nelle aree più disagiate del Sud Italia? Possibile che non capisca, o non sappia, che uno non entra nella mafia perché "è pazzo", ma perché altrimenti dovrebbe vivere con 500 € al mese o anche meno? Capire queste cose dovrebbe essere un punto di capitale importanza nella lotta al crimine, ma se siamo ancora ai livelli delle dichiarazioni di Maroni, la vedo dura...
1月12日 Sul documentario agiografico dedicato a Craxi da Canale 5, il 4/1/2009
1月6日 Recupero dalle polveri di un mese di inattività questo povero blog, per far vedere a tutti, l'ultimo video dei Punkreas, "Cuore Nero". Secondo me è veramente bellissimo. Buona visione
12月5日 Riporto l'articolo del sito http://italiadallestero.info/. La libertà di parola e di informazione non è più di moda. http://italiadallestero.info/archives/2158Inquietante recrudescenza di aggressioni contro i giornalisti a Roma
Pubblicato Lunedì 24 Novembre 2008 in Francia
[Reporters sans frontières]
Reporters sans frontières esprime la sua forte inquietudine di
fronte all’ondata di aggressioni che, dall’inizio di novembre 2008, ha
come obiettivo i giornalisti italiani che lavorano a Roma, in quella
che appare come una nuova campagna intimidatoria da parte dei movimenti
di estrema destra.
“È urgente attirare l’attenzione delle autorità italiane sulle
inchieste che sono state aperte in seguito a queste aggressioni, con lo
scopo di determinare le origini e i responsabili degli attacchi contro
la stampa. Le organizzazioni mafiose italiane esercitano già pressioni
inaccettabili su coloro che denunciano le loro azioni. L’Italia non può
permettere che alcuni movimenti politici se la prendano con tale
violenza con una stampa, che svolge il proprio lavoro nell’interesse
del pubblico”, ha aggiunto l’organizzazione.
Il 23 novembre 2008, una troupe del TG1, il telegiornale del canale
pubblico RAI 1, stava effettuando un reportage nel quartiere del
Trullo, alla periferia di Roma, sulle aggressioni razziste commesse da
parte di giovani italiani contro alcuni immigrati. Il reportage faceva
seguito agli arrestieffettuati da parte della polizia, il 22 novembre
2008, di cinque giovani abitanti del quartiere per “furti” e
“intimidazioni a sfondo razzista”.
Mentre la troupe conduceva alcune interviste, un ragazzo
incappucciato è giunto in auto sul posto, accompagnato da una donna. Il
giovane se l’è presa con la giornalista Alessandra Di Tommaso e il suo
cameraman. La donna li ha insultati e ha proferito minacce di morte nei
confronti della reporter. La troupe della RAI è stata costretta ad
abbandonare il luogo, scortata dai carabinieri.
http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_23/aggressione_trullo_9fd44e06-b985-11dd-b1e4-00144f02aabc.shtml
Il comitato di redazione di RAI 1 ha dichiarato: “L’aggressione
violenta subita dalla nostra troupe è la conferma del pesante clima di
intimidazione che colpisce chi cerca di fare informazione al servizio
dei cittadini. Chiunque abbia a cuore la libertà di stampa non può più
tollerare che avvengano simili episodi..”.
Tre giorni prima dell’aggressione, a Roma, il veicolo della
direttrice del quotidiano nazionale L’Unità, Concita de Gregorio, è
stato vandalizzato da militanti dichiaratisi appartenenti al movimento
di estrema destra Forza Nuova. L’automobile, che si trovava
parcheggiata di fronte al domicilio della giornalista, è stata
ricoperta con scritte in vernice spray nera: “De Gregorio, basta odio e
falsità. Firmato Forza Nuova”.
Il 9 novembre 2008, sempre a Roma, anche l’auto di Santo Della
Volpe, giornalista del TG3, il telegiornale di RAI 3, è stata
vandalizzata nel quartiere di Vescovio. Il veicolo, parcheggiato di
fronte al suo domicilio, è stato ricoperto con disegni osceni e una
grande croce celtica tracciata con vernice bianca e arancione. L’atto
era firmato con le iniziali “T.S.” utilizzate da gruppi neofascisti del
quartiere romano Trieste-Salario. Il giornalista ha sporto denuncia.
Infine, il 3 novembre 2008, la trasmissione “Chi l’ha visto?” di RAI
3 ha diffuso le immagini delle manifestazioni studentesche di Piazza
Navona a Roma. I volti di alcuni militanti di estrema destra erano
chiaramente visibili. Durante la notte del 4 novembre 2008, verso
mezzanotte, una quarantina di manifestantiha fatto violentemente
irruzione nei locali della redazione della RAI di via Teulada a Roma
per protestare contro la diffusione di queste immagini. La redazione ha
inoltre ricevuto delle minacce telefoniche che sono state registrate e
affidate alla polizia. Dopo questa aggressione la RAI ha sporto
denuncia e un’inchiesta è stata aperta. 11月16日 Forse possiamo vederlo un po' come un atto di giustizia. Verso chi non lo so...Verso un possibile gran giocatore da sempre limitato al ruolo di leggenda provinciale? Verso Maglie, cittadina del Salento, la cui squadra non è mai andata oltre le serie dilettantistiche, e in cui questo giocatore è già una leggenda? O verso il popolo di internet, che da anni aveva fatto circolare i pochi filmati esistenti delle sue gesta nei polverosi campi dei dilettanti, tramite canali di informazione come Youtube e Emule? Vogliamo dire che è una rivincita del calcio di provincia rispetto a quello ipermiliardario che stradomina al giorno d'oggi? Questo è poco importante. L'importante è sapere che, a 10 anni dal suo addio al calcio giocato, anche il mondo del giornalismo calcistico più "mainstream" si è accorto delle prodezze di Antonio Toma. Nella fattispecie, è stato il giornale spagnolo "Marca" ad eleggere il suo gol, nella partita Agripoli-Matino 0-1, della stagione '91/'92, come il più bello della storia.  Questo è il goal E questo è il link all'articolo di "Marca" http://www.marca.com/edicion/marca/futbol/internacional/es/desarrollo/1181738.htmlInfine, una biografia di Toma dal sito Maglieweb http://www.maglieweb.it/web/page.php?sez=speciali&pag=antoniotoma&arg=tomamaglie11月6日 Dopo la storica elezione di Barack Obama a presidente degli Stati Uniti, ovviamente i nostri politici italiani non potevano esimersi dal dire la loro. Tralasciando le dichiarazioni di comodo come complimenti e simili, due esternazioni di esponenti della maggioranza si sono fatte notare per la loro idiozia e per i danni portati di sicuro all'immagine internazionale dell'Italia. Prima, il brillantissimo aennino Gasparri, uno che si è sempre fatto notare per l'intelligenza delle sue uscite, e che ieri è riuscito a dire: "Con Obama alla Casa Bianca, forse Al Qaeda è più contenta" E poi, l'immancabile, ineguagliabile, incorreggibile, incontrastabile NANO DI MERDA, che facendo notare tutta la sua apertura mentale e tutta la sua competenza e consapevolezza del ruolo che ricopre a livello internazionale, è riuscito a dire che: "Obama è bello, giovane e abbronzato". Insomma, mancava soltanto che lo chiamasse "faccino nero, bell'abissino" (tanto il Kenya è sempre in quella zona, no? E a Silvio penso che interessi poco la geografia) per completare la merdata di turno. Vi lascio all'articolo preso da l'Unità.it. http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80648Che vergogna, per Berlusconi Obama è bello e abbronzatoFinocchiaro: che altro aspettarsi da lui?È bello, giovane e abbronzato». Di chi parla Berlusconi? Non di suo
figlio, né dell’ultima star arruolata per Mediaset. Parla di Baraci
Obama, il nuovo presidente degli Stati Uniti. E anche stavolta ci siamo
fatti riconoscere. Il premier fa l’ennesima gaffe e come al solito
finge di non rendersene conto. Dare dell’abbronzato a Obama? «È una
carineria assoluta, un grande complimento». E quelli che non capiscono
le battute, aggiunge, «vadano a...».
L’opposizione tenta di
riparare all’irreparabile. «La migliore delle ipotesi è che Berlusconi
non riesca più a controllarsi» dice Dario Franceschini, vicesegretario
del Pd. Il premier «dimentica che le sue parole coinvolgono l’immagine
del nostro Paese nel mondo. Dire che il presidente degli Stati Uniti è
“giovane, bello e anche abbronzato” - sottolinea Franceschini - suonerà
alle orecchie di tutto il mondo come una offesa carica di pericolose
ambiguità. Chieda subito scusa e non coinvolga più l’Italia nelle sue
affermazioni quantomeno di pessimo gusto». Poco dopo interviene
anche il segretario Veltroni, secondo il quale l’uscita di Berlusconi
colpisce «gravemente l'immagine e la dignità del nostro Paese sulla
scena internazionale e rischiano di provocare – aggiunge – una
incrinatura nei rapporti di amicizia con quel Paese e quel popolo che
ha dato al mondo un grande segnale di speranza e cambiamento. Un uomo
di Stato – prosegue Veltroni - non può consentirsi, con battute da
cabaret, questa mancanza di rispetto che caratterizza spesso i
comportamenti pubblici del Presidente del Consiglio. Auspichiamo che al
nuovo presidente americano vengano al più presto rivolte scuse
ufficiali e che da parte di tante persone serie presenti all'interno
del centro-destra italiano possano venire prese di distanza da questi
intollerabili comportamenti».
Della stessa opinione anche
l’Italia dei Valori. Il capogruppo alla Camera Massimo Donadi sostiene
che «con le sue battute infelici e grevi Berlusconi scredita l'Italia
sullo scenario internazionale. Mai un presidente del Consiglio era
caduto così in basso, lasciandosi andare a battute d'avanspettacolo che
tradiscono un razzismo strisciante».
Il problema è che, ora che
“l’amico Bush” se n’è andato, a Berlusconi interessa mantenere buoni
rapporti almeno con “l’amico Putin”: e così, da Mosca, in conferenza
stampa con il presidente russo Medvedev, fa la sua battutaccia su
Obama, che secondo lui è stato «presentato quasi come un messia e
quindi carico di speranze che ci auguriamo veramente che non vadano
deluse». Di certo, Berlusconi non ci delude mai, e riesce sempre a
superarsi in peggio. Anche a Mosca ha spiegato che per avere buoni
rapporti tra Russia e Italia, «anche gli spaghetti e la pizza possono
aiutare».
«Il povero Gasparri - è l’opinione di Giuseppe
Giulietti, portavoce di Articolo21 – è stato giustamente crocifisso per
la sue battute su Obama, ma Berlusconi non ha voluto perdere
l'occasione per riprendersi il primato. Le sue dichiarazioni sull'Obama
“giovane bello e abbronzato” – ricorda Giulietti – espressione quanto
mai infelice utilizzata qualche anno fa da Calderoli per insolentire la
giornalista Rula Jebreal non solo non fanno neanche ridere, ma dal
punto di vista delle gaffe istituzionali – conclude – forse sono alla
pari col gesto delle corna che fece ridere il mondo intero sulle spalle
dell'Italia».
10月31日 L'articolo si commenta da solo. E direi che è indicativo della piega che sta prendendo il nostro paese. Da Corriere.it http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_31/gelli_tv_venerabile_6d6aeeec-a725-11dd-90c5-00144f02aabc.shtmlSu Odeon tv da lunedì alle 22.20
Gelli conduttore in tv: «Venerabile Italia»
Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell'Utri MILANO - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro
Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della
sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo:
«La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà
un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .
IL PROGRAMMA - Sarà proprio il maestro della P2 la «voce
narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita
della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80,
dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al
crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì
ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi
politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello
Dell’Utri. Nella prima puntuta perlerà di fascismo.
CHI È GELLI - È ricordato principalmente per essere stato
«Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia
nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli
era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in
«Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn. Dopo la scoperta
della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di
ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere
dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel
1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i
seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato,
calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola,
tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di
Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco
Ambrosiano è stato condannato a 12 anni).
10月29日 Per questo intervento mi concedo un piccolo salto nell'ecologia, perché questa è una notizia veramente sconvolgente. Avete presente gli scenari previsti da certi film di fantascienza con l'umanità messa alle strette da varie magagne del pianeta Terra e costretta a peregrinare in giro per il cosmo per salvarsi? Qualcosa di simile lo prevede il "Living Planet Report 2008" del WWF, un controllo biennale sullo stato di salute del nostro pianeta. Che è pessimo. Ormai l'umanità consuma più di quanto la Terra riesca a produrre e questo trend, se dovesse continuare, porterebbe al collasso della Terra attorno al 2030. Cito da Corriere.it http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_28/living_planet_report_732bfa3a-a4d5-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml
Presentato a Londra il Living Planet Report 2008 sulla salute del pianeta
La Terra è consumata, nel 2030 ce ne serve un'altra
La domanda sulle risorse del pianeta supera del 30% la sua capacità rigenerativaMILANO - La Terra non sta bene; uomini, animali e piante
neanche. Secondo il "Living Planet Report 2008", "check up" biennale
fatto da ricercatori del Wwf e altre organizzazioni scientifiche,
presentato a Londra, «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per
soddisfare il fabbisogno dell'umanità di beni e servizi». La domanda
globale sulle risorse della Terra supera infatti del 30% la capacità
rigenerativa di quest'ultima. Più di tre quarti degli abitanti del
pianeta vivono in nazioni che sono debitrici ecologiche, dove cioè i
consumi nazionali hanno superato la capacità di risorse naturali del
paese. Il rapporto si basa, tra l'altro, sulla misurazione dell’
"impronta ecologica", un'unità che misura la domanda dell’umanità sulla
biosfera, in termini di superficie di terra e mare necessarie sia alla
produzione delle risorse che le persone utilizzano, sia
all'assorbimento dei materiali di scarto generati.
CORSA CON GLI OCCHI BENDATI - La crescita demografica, e quella
dei consumi individuali, hanno fatto sì che negli ultimi 45 anni la
domanda dell'umanità sul pianeta sia più che raddoppiata. Ancora nel
1961 quasi tutti i paesi del Mondo possedevano una capacità più che
sufficiente a soddisfare la propria esigenze interna. Nel 2005 la
situazione è cambiata in modo radicale: molti paesi possono soddisfare
i loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni e utilizzando
l'atmosfera del Pianeta come discarica di anidride carbonica e di altri
gas serra.
LA BOLLA AMBIENTALE - Viviamo al di sopra delle nostre
possibilità in una "bolla" ambientale che, a differenza di quella
finanziaria, è più difficile da nascondere. Qui non si parla di
futures, derivati od opzioni, ma di aria e di acqua, di grano e di
riso. «A livello mondiale, durante l'ultimo anno il prezzo dei raccolti
ha raggiunto vertici da record - ha scritto James P. Leape, direttore
generale di Wwf International - in gran parte a causa dell'aumento
della domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e della continua
diminuzione della risorsa idrica». La natura non accetta carte di
credito: chi era povero diventa miserabile, chi aveva poco da mangiare,
torna a morire di fame.
USA E CINA CONSUMANO OLTRE IL 40% DELLE RISORSE
- Il consumo generale dell'umanità ha superato la biocapacità totale
della Terra per la prima volta negli anni 80, e questa tendenza ha
continuato a crescere. Ma ovviamente non tutti contribuiscono a questo
trend nella stessa misura: Stati Uniti e Cina utilizzano, ciascuno, il
21% della biocapacità del pianeta. Il consumo procapite della Cina è
molto più basso di quello registrato negli Usa, ma la popolazione è
anche quattro volte superiore. Nei valori pro-capite gli statunitensi
mantengono infatti il primato assoluto di grandi "divoratori" del
pianeta, richiedendo una media di 9.4 ettari globali, come dire, che
ciascun americano vive con le risorse di circa 4.5 pianeti Terra.
L'ITALIA E' IL QUARTO PAESE AL MONDO PER CONSUMO DI ACQUA
- Il nostro paese è al 24esimo posto nella classifica delle maggiori
impronte ecologiche sul pianeta, su oltre 180. Non è una buona
posizione: significa che consumiamo ben più di quanto le nostre risorse
interne ci consentirebbero di fare. Viviamo "in debito". L'impronta
ecologica pro capite dell'Italia è 4,8: significa che ogni italiano
consuma risorse tre volte in più del quantitativo che il nostro
territorio mette a disposizione. Per quanto riguarda l’impronta idrica,
l’Italia si trova al quarto posto nella classifica mondiale riguardante
l’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di
risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati
dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da
due componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dalla
quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e
consumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, che
deriva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acqua
utilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore).
L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro
capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni). Davanti a noi
abbiamo, nell’ordine, solo Usa, Grecia e Malesia.
INVERTIRE LA ROTTA
- Se il Living Planet Report 2008 descrive una Terra malata, e abitata
da uomini limitati, indica anche coordinate per poter invertire questa
rotta, che al momento sembra puntare serenamente verso il naufragio.
«Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osserva
James P. Leape - ma bisogna cambiare l'attuale stile di vita e
indirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili».
Consumare meno e meglio, soprattutto il nostro mondo "avanzato", «fermo
restando - scrive il rapporto - che lo sviluppo tecnologico continuerà
a rivestire un'importanza vitale nell'affrontare la sfida della
sostenibilità».
10月26日 Ci siano pure scuole di partito o
scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le
deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La
scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si
scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine
della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la
scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del
totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè.
Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne
ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole
diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo
Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato,
ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per
arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di
setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe
polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono
pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia
un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente
vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non
vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i
manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare
le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di
Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza;
in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata.
Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi
teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a
screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a
favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del
suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad
andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si
comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole,
perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si
danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a
quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece
che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole
private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito
dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in
scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la
prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo
convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è
la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole
di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci.
Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle
scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino
insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che
gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950 http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662:discorso-di-piero-calamandrei-in-difesa-della-scuola-nazionale&catid=20:altri-documenti&Itemid=43
Incredibili le capacità preconizzatrici di questo discorso, del grande giurista Calamandrei, direi che parla da sé. Fatelo girare il più possibile per reagire ai progetti scandalosi del governo.
P.s.: grandissima la manifestazione di ieri 10000 persone di ogni età (dai bambini con le mamme fino ai professori dell'università), da tutte le scuole di Trieste, e non solo, per protestare contro la demolizione sistematica della nostra istruzione. CONTINUIAMO COSI'!
10月22日 Il presidente del Consiglio annuncia la linea dura contro le occupazionii"Darò istruzioni a Maroni su come intervenire". Domani riunione al Viminale
Berlusconi: "Polizia negli atenei"Veltroni: "Premier soffia su fuoco"
Dura replica del segretario del Pd :"Il disagio non è un problema di ordine pubblico" Napolitano: "Su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione" ROMA - Con la mobilitazione degli studenti che si moltiplica in tutta Italia,
le proteste nel mondo della scuola sono state oggi terreno di un
durissimo scontro tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Il rpesidene
del consiglio in tarda mattinata ha convocato una conferenza stampa a
Palazzo Chigi per mandare un avvertimento ai giovani: "Non permetterò
l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è
la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di
democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che
vogliono studiare".
Lettera di Napolitano agli studenti: "Indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione".
La reazione del Pd. Dichiarazioni
che hanno fatto scattare la dura prelica del segretario del Pd Walter
Veltroni. "Abbiamo dovuto convocare questa conferenza stampa - ha
replicato - dopo aver letto le parole del presidente del Consiglio di
questo Paese, parole molto gravi, parole che possono essere cariche di
conseguenze". "Il premier - ha aggiunto - soffia sul fuoco, il disagio
sociale non è una questione di ordine pubblico: mi chiedo se in questo
Paese è ancora possibile dissentire".
Monito a Maroni.
Ha preferito invece rivolgersi al ministro dell'Interno Roberto Maroni
il suo vice, Dario Franceschini. "Rivolgo un appello agli studenti - ha
commentato il numero due del Pd - che sono i provocati, affinché tutto
si svolga nel modo più civile e trasparente, ma rivolgo un appello
anche al ministro dell'Interno e alle strutture periferiche preposte
alla gestione dell'ordine pubblico perché conservino il senso di
responsabilità e affinchè non sia neanche sfiorato un capello a nessuno
studente italiano".
Ordini al Viminale.
Berlusconi ha chiarito che la sua non è solo un'affermazione di
principio, ma l'inizio di un piano d'azione che verrà concordato oggi
con il Viminale. "Convocherò oggi - ha chiarito - il ministro degli
Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire
attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa
succedere". "La realtà di questi giorni - ha detto ancora il premier -
è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i
manifestanti sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come
a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo
di far passare nella scuola delle menzogne e portare un'opposizione
nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo".
Epifani invita al dialogo.
Contesta la minaccia di Berlusconi contro le occupazioni anche il
segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "E' profondamente sbagliato -
afferma il leader sindacale - rispondere alle ragioni del movimento
degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo". "Il
governo - sottolinea Epifani - non può ricorrere alle minacce. Questo è
un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso
paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. E' un movimento pacifico, gli
studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di
studiare di più e meglio".
Fioroni: "Parole gravi".
Riflessione simile a quella svolta dall'ex ministro della Pubblica
Istruzione del centrosinistra Giuseppe Fioroni. "Tutti i ministri della
Pubblica Istruzione - ha ricordato - hanno sperimentato le occupazioni
e le autogestioni. Nessuno ha mai pensato di invadere le competenze
dell'autonomia scolastica e di intervenire nelle decisioni interne che
devono essere assunte nel rispetto della serenità e della sicurezza".
Quelle di Berlusconi, ha aggiunto, "sono dichiarazioni gravi".
Attacco alla manifestazione.
Il presidente del Consiglio ha toccato quindi il tema della
manifestazione lanciata dal Pd per sabato prossimo. "Manifestare - ha
proseguito - è una possibilità della democrazia ed anche noi ne
usufruimmo. Noi, però, manifestammo contro la pressione fiscale del
governo Prodi. La manifestazione del 25 ottobre è solo contro il
governo e non ha proposte. La piazza non è il posto migliore per fare
proposte. Le proposte si fanno in Parlamento".
Nessuna marcia indietro. Il
premier accusa poi l'opposizione su uno temi centrali della protesta.
"La sinistra - sostiene - dice bugie sulla scuola, fa un allarmismo
inutile". E rispondendo a Veltroni, che oggi ha chiesto di ritirare il
decreto Gelmini davanti "alle proteste così ampie e diffuse contro la
riforma della scuola e le misure con i tagli", invitando Palazzo Chigi
a rimodulare i costi, lasciando all'istruzione "ogni euro recuperato
dal taglio di sprechi", Berlusconi ha replicato secco: "Noi andremo
avanti, questo decreto sulla scuola è sacrosanto, altro che ritirarlo,
bisogna applicarlo".
Le classi ponti resteranno.
Il Cavaliere ha chiarito successivamente che non sono previsti
ripensamenti neppure per la contestatissima proposta delle 'classi
ponte' per i figli di immigrati perché "non è dettata da razzismo ma da
buonsenso. Conoscere la lingua italiana è necessario". Berlusconi
accusa infine la Rai di aver presentato in maniera distorta i
provvedimenti del governo. "La televisione pubblica - lamenta -
diffonde ansia e le situazioni solo di chi protesta. Sono preoccupato
da questo divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà".
"A quando la polizia nei giornali?".
Affermazioni contro la stampa, quest'ultime, che hanno fatto scattare
la preoccupata replica del parlamentare del Pd Piero Martino. "Il tono
minaccioso con cui il presidente del Consiglio segnalava ai direttori
dei giornali e dei telegiornali la propria preoccupazione ma
soprattutto la propria indignazione - si è chiesto il deputato
democratico - sarà forse all'ordine del giorno dell'incontro che avrà
con il ministro dell'Interno Maroni?". "Oltre a prendere le
contromisure adatte a bloccare le manifestazioni degli studenti, degli
insegnanti e del corpo non docente della scuola - ha proseguito -
Berlusconi invierà le forze dell'ordine anche nelle redazioni per
verificare che il suo verbo venga amplificato come lui gradisce?".
Università, non è ancora finita.
Deciso a non fare marcia indietro anche il ministro Gelmini, che ha
annunciato di voler anzi intervenire in maniera ancora più decisa sulle
università. "Bisognerà voltare pagina e fare autocritica", dice, senza
"difendere lo status quo". "Siamo disposti a confrontarci e dialogare -
prosegue - ma la situazione attuale porterebbe al collasso" perciò
"bisogna cambiare".
Napolitano. Non posso schierarmi, ma auspico il
confronto. Questo il senso della lettera che il Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto in risposta alla missiva che
gli è stata consegnata ieri, in occasione di una cerimonia
all'Università "La Sapienza" di Roma, da una rappresentanza di
studenti, dottorandi e ricercatori. "E' indispensabile
che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura
contrapposizione - dice Napolitano -, ma ci si apra all'ascolto
reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni".
Il Viminale.
Per ora il Viminale ed il ministro dell'Interno, Roberto Maroni,
scelgono la linea del silenzio dopo la convocazione dello stesso
ministro a Palazzo Grazioli. Lo stesso Maroni, uscendo dalla residenza
romana del premier Berlusconi, ha evitato ogni contatto con i tanti
cronisti. Una riunione tecnica per fare il punto sulla situazione delle
manifestazioni di protesta della scuola si terrà domani pomeriggio al
ministero Viminale, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano e
alla quale parteciperanno i vertici delle forze di polizia "per
effettuare - si legge in una nota del ministero - una completa
ricognizione dei rischi per la sicurezza e per l'ordine pubblico
derivanti da eventuali forme violente di protesta contro il
provvedimento del governo in tema di scuola".
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-2/parla-premier/parla-premier.html
Tralasciando le porcherie dette a spron battuto dal nano di merda, quella di oggi a Trieste è stata veramente una manifestazione fantastica! E a quanto pare non ci fermeremo qui...
p.s.: per documentarsi su riforma Gelmini e simili http://coordinamento133.altervista.org/pages/materiali.html
10月8日 Da Repubblica.it
L'allarme della Difesa: siamo sotto il livello di guardia La relazione sarà presentata nei prossimi giorni alla Camera
Soldati in città, armi spuntate "Addestramento insufficiente"Sono male addestrati e mancano i fondi per farli lavorare. Lo dice lo stesso Ministero della Difesa.
di ALBERTO CUSTODERO
ROMA - "I militari italiani sono addestrati sotto il livello di guardia". A lanciare questo allarme sul grave stato in cui si trova la professionalità dei militari dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e dell'Arma dei carabinieri non sono le rappresentanze sindacali delle Forze Armate, i Cocer. Ma lo stesso governo Berlusconi che da agosto ha schierato 3 mila soldati con compiti di polizia nelle città italiane e 500 parà nel Casertano contro la camorra.
La denuncia è contenuta nella relazione annuale del 2008 del ministero della Difesa che sarà presentata nei prossimi giorni alla Camera. Sotto la voce "formazione del personale", si legge che "le limitate risorse finanziarie a disposizione negli ultimi esercizi per la formazione e l'addestramento hanno imposto di concentrare gli sforzi verso il personale e i reparti destinati al turn over nelle missioni internazionali, con minore attenzione alle altre attività operative". "Ne è derivata di conseguenza - prosegue la relazione - una drastica riduzione delle attività rivolte all'addestramento del restante personale. Il livello addestrativo complessivo è sceso ampiamente sotto il livello di guardia con significativa perdita di professionalità, in particolare con riferimento al personale più giovane e più bisognoso di formazione e addestramento".
Nella precedente relazione dell'ex ministro Arturo Parisi si parlava di "risorse economiche insufficienti, in grado appena di garantire, ma unicamente su livelli minimali, un'attività addestrativa e formativa ridotta". Dai "livelli minimali" di Parisi si è scesi ora, con La Russa, "ampiamente sotto il livello di guardia". Pur essendone il governo Berlusconi consapevole al punto che sempre nella stessa relazione quantifica in oltre un milione di euro "il gap formativo accumulato per attività non svolte negli ultimi esercizi", in agosto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non ha esitato ad imporre proprio alla Difesa per i prossimi tre anni il drastico taglio di 2 miliardi e 612 milioni. E sempre a proposito di tagli, per finanziare i parà anti- Casalesi sono stati ridotti da 6 a 5 i mesi di presenza nelle città dei 3 mila soldati.
Ma se il livello di professionalità dei 190 mila militari italiani (senza contare i carabinieri), è sceso sotto il livello di guardia, "a chi spetta, se non alla linea di comando - si chiede il generale Domenico Rossi, presidente del Cocer interforze - la responsabilità di giudicare se abbiamo raggiunto livelli minimali di addestramento oltre i quali il personale non è in grado di svolgere il proprio lavoro in sicurezza?". Una prima risposta al generale Rossi la dà lo stesso ministro della Difesa. "La relazione annuale 2008 - spiega Ignazio La Russa - va presa cum granu salis. I militari che ruotano nelle missioni estere sono circa 50 mila, più quelli di riserva. Questo ci fa dire che per la restante e minore parte, l'addestramento è "sotto il livello di guardia", ma sopra quello di efficienza. È come quando in auto si va in riserva: è segno che la benzina sta per mancare, ma ce n'è ancora un po'. Ecco, s'è accesa la spia che segnala che la professionalità del nostro esercito sta per andare in rosso. Ma è ancora efficiente".
Fantastico, eh?
9月28日 Il Ras d'Italia, di ritorno dal suo soggiorno in un centro benessere umbro, ha lasciato la solita messianica conferenza stampa, e ha dichiarato che: Il progetto presentato dal presidente del Consiglio
Spese sanitarie troppo alte: molti ospedali pubblici verranno privatizzati
Berlusconi: «La soluzione è il federalismo fiscale e la privatizzazione di molti ospedali pubblici»TODI (Perugia) - Molti
ospedali pubblici verrano privatizzati per contenere le spese della
sanità. È il progetto illustrato dal presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, intervenuto a un incontro organizzato dai Liberali popolari
di Carlo Giovanardi a Todi. «Rispetto al Veneto e alla Lombardia, in
Sicilia e in Sardegna le spese sanitarie sono del 40% più alte. La
soluzione è il federalismo fiscale e anche la privatizzazione di molti
ospedali pubblici», ha affermato il premier che ha inoltre difeso il
federalismo sostenendo che «è una riforma in cui la maggioranza conta»
e grazie alla quale «si potranno abbassare le imposte».http://www.corriere.it/politica/08_settembre_26/berlusconi_ospedali_privati_e9b2eac0-8bed-11dd-9547-00144f02aabc.shtml Ormai sono sempre più allibito... 9月27日 Direi che la scandalosa gestione del caso Alitalia (prima una trattativa sabotata a un passo dal termine, poi un'altra imposta dall'alto e presentata come l'unica possibile, senza nemmeno fare un'asta pubblica) ne è l'ennesima dimostrazione. Il Ddl Carfagna, l'ostruzionismo sulla Vigilanza rai, le impronte digitali raccolte prima ai bambini rom e poi a tutti, oltre ai noti casi citati nel video fanno parte di un'inquietante serie di provvedimenti a metà strada tra il demagogico e l'assurdo, che mirano a conquistare il consenso spicciolo e non a risistemare il paese. http://audio.byoblu.com/docs/PianoDiRinascitaDemocratica.pdf su questo link trovate tutto il documento completo del "Piano di Rinascita Democratica". 9月10日 Dal 2002 era scomparsa la satira nei media. Da oggi è proibita anche nelle manifestazioni pubbliche. Le asprissime polemiche dopo il "No Cav Day" dell'8 luglio a Roma non erano abbastanza. Non sarebbero servite a placare la voce della satira. Infatti è intervenuta la procura di Roma, che ha chiesto al ministro della giustizia l'autorizzazione a procedere contro Sabina Guzzanti, per le sue presunte offese al papa nella manifestazione. Dubito che angelino spelacchiatino sarà restio a concederla. Leggete l'articolo tratto da Repubblica.it http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/politica/giustizia-11/guzzanti-indagata/guzzanti-indagata.html La procura chiederà al Guardasigilli di procedere contro l'attrice per le parole sul Papa durante la manifestazione contro Berlusconi lo scorso 8 luglio a piazza Navona
Il pm di Roma sul No Cav Day "Guzzanti offese, Grillo fece satira"
Le battute del comico su Napolitano considerate diritto di critica senza volgarità Di Pietro: "Solo ai tempi dell'olio di ricino chi la pensava diversamente finiva in galera"
Sabina Guzzanti
ROMA
- Sabina Guzzanti indagata per vilipendio contro il Papa. La procura di
Roma chiederà al ministro della Giustizia di procedere contro l'attrice
per le parole su Benedetto XVI pronunciate l'8 luglio scorso durante il
"No Cav Day"
in piazza Navona. Il procuratore Giovanni Ferrara e il pm Antonello
Racanelli hanno invece chiesto al gip di archiviare la posizione di
Beppe Grillo, che aveva attaccato il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano: quella del comico genovese era satira. La prima
reazione è di Antonio Di Pietro, che del No Cav Day fu tra i primi
animatori: "Solo ai tempi dell'olio di ricino chi la pensava
diversamente finiva in galera".
"Parole grevi e volgari". Secondo i magistrati, le parole della Guzzanti
sono da ritenersi molto grevi e volgari, ma per poter procedere nei
suoi confronti la legge prevede il via libera del Guardasigilli nel
caso di vilipendio nei confronti del Papa, equiparato al capo dello
Stato. Nel caso di Grillo, la procura ha considerato le sue
esternazioni come diritto di critica, sotto il profilo della satira.
Per quanto concerne le offese al ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, per il momento non è arrivata a piazzale Clodio alcuna querela, necessaria per aprire il procedimento.
Grillo, richiesta l'archiviazione.
Nella richiesta di archiviazione della posizione di Grillo,
inizialmente indagato per il reato previsto dall'articolo 278 del
codice penale, (offesa all'onore o al prestigio del presidente della
Repubblica), la procura sostiene l'infondatezza della notizia di reato
per la sussistenza della discriminante del diritto di critica e di
satira. In particolare, quest'ultimo rappresenta un'espressione del
diritto di manifestazione del pensiero, garantito dall'articolo 21
della Costituzione. Il comico aveva chiamato il presidente "Morfeo
Napolitano" e lo aveva contestato per aver firmato il cosiddetto Lodo
Alfano.
"Il linguaggio della satira può essere paradossale".
I magistrati si richiamano alla giurisprudenza consolidata, secondo cui
il linguaggio della satira può essere anche paradossale e, nel
valutarlo, non si applicano i normali criteri che si adottano nel
giudicare altre manifestazioni del pensiero, come la cronaca.
Nell'intervento di Grillo non c'erano, inoltre, espressioni volgari o
ripugnanti.
Guzzanti e i Patti Lateranensi.
Discorso diverso per le affermazioni della Guzzanti. Il reato
ipotizzato nei suoi confronti è sempre quello disciplinato
dall'articolo 278 del codice penale (che prevede l'autorizzazione per
procedere del ministro della Giustizia) che si estende alle offese
rivolte al Pontefice sulla base del Trattato Lateranense. Se il
Guardasigilli non darà il via libera, l'inchiesta contro la Guzzanti
sarà destinata all'archiviazione per mancanza di una condizione di
procedibilità. In caso contrario, la procura andrà avanti.
Nell'informativa inviata a piazzale Clodio dalla Digos c'era anche la
trascrizione dell'intervista del giornalista Marco Travaglio, oltre a
quelle di Grillo e Guzzanti, ma i magistrati hanno deciso di non
prendere alcuna iniziativa per mancanza della notizia di reato.
Grillo: "Non mi interessa niente".
Il comico non parla dell'argomento. Di Pietro invece commenta: "L'onore
e il prestigio del Pontefice, al quale va il mio massimo rispetto, a
mio avviso non sono calpestati dalla satira della Guzzanti che, proprio
in quanto satira, va presa per quel che è. Si può condividere o non
condividere - continua il leader dell'Idv - e neanche io l'ho condiviso
quel giorno, ma solo ai tempi dell'olio di ricino chi la pensava
diversamente finiva in galera. Ma si sa, essere una donna libera ai
giorni nostri è un reato!".
Volontè: "Bene la procura".
Di diverso parere il parlamentare dell'Udc, Luca Volontè: "Bene la
procura di Roma sulle offese al Papa. La Guzzanti e company non
invochino nessuna 'censura', le offese e gli insulti gratuiti devono
essere sanzionati". E aggiunge: "Ironia e comicità quel giorno non
stavano in piazza".Addio democrazia italiana. Speriamo di rivederci, prima o poi. 9月8日 Scandalosa sparata del ministro della difesa Ignazio La Russa, alla cerimonia del sessantacinquesimo anniversario della difesa di Roma a Porta San Paolo dalle truppe naziste. Riporto dal sito dell'Ansa:
ROMA, 8 SET -Il ministro La Russa alla cerimonia
per l'anniversario della Difesa di Roma ha reso omaggio
anche ai militari dell'esercito della Rsi.'Farei un torto
alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in
divisa come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, dal
loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della
patria opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli
anglo-americani e meritando il rispetto di coloro che
guardano con obiettivita' alla storia d'Italia'.
A questo punto, direi che il ministro ha bisogno di qualche delucidazione storica: 1) Nella Seconda Guerra Mondiale gli anglo-americani sono sbarcati in Sicilia e ad Anzio (provincia di Roma). Due posti abbastanza lontani dal Nord Italia, in cui venne instaurata la Repubblica di Salò. 2) A combattere gli alleati fu principalmente l'esercito tedesco occupante, con le varie "linee" situate in varie parti d'Italia (ad esempio Linea Gustav, Linea Gotica, Linea Hitler). 3) La Repubblica Sociale Italiana non era una patria, ma un vile governo collaborazionista creato da Mussolini come ultimo vagito di attaccamento al potere. 4) I miliziani dell'RSI combatterono soprattutto contro i partigiani, loro connazionali, ma soprattutto VERI DIFENSORI E LIBERATORI D'ITALIA. 5) I miliziani dell'RSI e i nazisti si resero protagonisti di ignobili atti di violenza come saccheggi e stragi contro la popolazione civile. 6) In nessun paese occupato dai nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, gli esponenti dei governi democraticamente eletti chiedono "il rispetto di coloro che guardano con obiettività alla storia" verso i collaborazionisti che sostennero il nazismo. La Russa deve spiegarci perché in Italia dev'essere il contrario. 7) La Russa si faccia un bel giro in Europa, chiedendo sempre il solito "rispetto di coloro che guardano con obiettività alla storia", per personaggi come Quisling, Pétain e Degrelle. Poi vediamo quali sono le reazioni. Per fortuna, per una volta, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non è rimasto a sentire tante puttanate revisionistiche senza dire niente: "La Resistenza andrebbe forse
ricordata nella sua interezza e per questo ho parlato di un duplice
segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di
riscatto, della speranza di libertà di tanti giovani che divennero
partigiani. L'altro segno della Resistenza è "il senso del dovere" dei
militari italiani che,ricorda,rifiutarono "l'adesione alla Repubblica
di Salò", dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e in seicentomila
finirono deportati nei campi tedeschi". Ma una cosa è sicura: se le dichiarazioni di Iggnazzzioooooo rispecchiano la visione del governo sull'insegnamento della storia italiana nelle scuole e sulla storiografia in generale, siamo nella merda.
Il Governo Prodi pensava di cedere Alitalia ad Air France.
Berlusconi ha pensato bene di far fallire tutto con una vergognosa
campagna mediatica. Dai 2000 esuberi previsti col piano Air France, si
passa ai 7000 dello scorporo tra "Bad Company" e "Good Company".
Ovviamente nessun media ha ricordato questo piccolo dettaglio. Intanto
i debiti della vecchia compagnia aerea morente finiranno sulle spalle
dei contribuenti (1 miliardo di €)... Guardate il video, che spiega benissimo la situazione.
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