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October 31 L'articolo si commenta da solo. E direi che è indicativo della piega che sta prendendo il nostro paese. Da Corriere.it http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_31/gelli_tv_venerabile_6d6aeeec-a725-11dd-90c5-00144f02aabc.shtmlSu Odeon tv da lunedì alle 22.20
Gelli conduttore in tv: «Venerabile Italia»
Il «Maestro» della loggia massonica segreta P2 condurrà un suo programma. Ospiti? Andreotti e Dell'Utri MILANO - È ricordato principalmente per essere stato «Maestro
Venerabile» della loggia massonica segreta P2. Per cui il titolo della
sua trasmissione non può che essere «Venerabile Italia». Sottotitolo:
«La vera storia di Licio Gelli». Quindi Licio Gelli sbarca in tv. Avrà
un programma tutto suo da lunedì, alle 22.20, su Odeon tv .
IL PROGRAMMA - Sarà proprio il maestro della P2 la «voce
narrante», assieme a Lucia Leonessi, di una «ricostruzione inedita
della storia dell’ultimo secolo, «dalla Guerra di Spagna agli anni ’80,
dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall’epoca fascista al
crac del Banco Ambrosiano». Il programma, presentato venerdì
ufficialmente a Firenze, vedrà anche la partecipazione di personaggi
politici e storici come Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello
Dell’Utri. Nella prima puntuta perlerà di fascismo.
CHI È GELLI - È ricordato principalmente per essere stato
«Maestro Venerabile» della loggia massonica segreta P2. È stato camicia
nera, ha aderito alla Repubblicà di Salò, qualcuno ipotizza che Gelli
era molto vicino alla Cia. È stato accusato di aver un ruolo in
«Gladio», amico stretto del leader argentino Peròn. Dopo la scoperta
della P2, fuggi in Svizzera dove fu arrestato mentre cercava di
ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma riuscì ad evadere
dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi nel
1987. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i
seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato,
calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola,
tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di
Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco
Ambrosiano è stato condannato a 12 anni).
October 29 Per questo intervento mi concedo un piccolo salto nell'ecologia, perché questa è una notizia veramente sconvolgente. Avete presente gli scenari previsti da certi film di fantascienza con l'umanità messa alle strette da varie magagne del pianeta Terra e costretta a peregrinare in giro per il cosmo per salvarsi? Qualcosa di simile lo prevede il "Living Planet Report 2008" del WWF, un controllo biennale sullo stato di salute del nostro pianeta. Che è pessimo. Ormai l'umanità consuma più di quanto la Terra riesca a produrre e questo trend, se dovesse continuare, porterebbe al collasso della Terra attorno al 2030. Cito da Corriere.it http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_28/living_planet_report_732bfa3a-a4d5-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml
Presentato a Londra il Living Planet Report 2008 sulla salute del pianeta
La Terra è consumata, nel 2030 ce ne serve un'altra
La domanda sulle risorse del pianeta supera del 30% la sua capacità rigenerativaMILANO - La Terra non sta bene; uomini, animali e piante
neanche. Secondo il "Living Planet Report 2008", "check up" biennale
fatto da ricercatori del Wwf e altre organizzazioni scientifiche,
presentato a Londra, «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per
soddisfare il fabbisogno dell'umanità di beni e servizi». La domanda
globale sulle risorse della Terra supera infatti del 30% la capacità
rigenerativa di quest'ultima. Più di tre quarti degli abitanti del
pianeta vivono in nazioni che sono debitrici ecologiche, dove cioè i
consumi nazionali hanno superato la capacità di risorse naturali del
paese. Il rapporto si basa, tra l'altro, sulla misurazione dell’
"impronta ecologica", un'unità che misura la domanda dell’umanità sulla
biosfera, in termini di superficie di terra e mare necessarie sia alla
produzione delle risorse che le persone utilizzano, sia
all'assorbimento dei materiali di scarto generati.
CORSA CON GLI OCCHI BENDATI - La crescita demografica, e quella
dei consumi individuali, hanno fatto sì che negli ultimi 45 anni la
domanda dell'umanità sul pianeta sia più che raddoppiata. Ancora nel
1961 quasi tutti i paesi del Mondo possedevano una capacità più che
sufficiente a soddisfare la propria esigenze interna. Nel 2005 la
situazione è cambiata in modo radicale: molti paesi possono soddisfare
i loro bisogni solo importando risorse da altre nazioni e utilizzando
l'atmosfera del Pianeta come discarica di anidride carbonica e di altri
gas serra.
LA BOLLA AMBIENTALE - Viviamo al di sopra delle nostre
possibilità in una "bolla" ambientale che, a differenza di quella
finanziaria, è più difficile da nascondere. Qui non si parla di
futures, derivati od opzioni, ma di aria e di acqua, di grano e di
riso. «A livello mondiale, durante l'ultimo anno il prezzo dei raccolti
ha raggiunto vertici da record - ha scritto James P. Leape, direttore
generale di Wwf International - in gran parte a causa dell'aumento
della domanda di cibo, mangimi e biocombustibili e della continua
diminuzione della risorsa idrica». La natura non accetta carte di
credito: chi era povero diventa miserabile, chi aveva poco da mangiare,
torna a morire di fame.
USA E CINA CONSUMANO OLTRE IL 40% DELLE RISORSE
- Il consumo generale dell'umanità ha superato la biocapacità totale
della Terra per la prima volta negli anni 80, e questa tendenza ha
continuato a crescere. Ma ovviamente non tutti contribuiscono a questo
trend nella stessa misura: Stati Uniti e Cina utilizzano, ciascuno, il
21% della biocapacità del pianeta. Il consumo procapite della Cina è
molto più basso di quello registrato negli Usa, ma la popolazione è
anche quattro volte superiore. Nei valori pro-capite gli statunitensi
mantengono infatti il primato assoluto di grandi "divoratori" del
pianeta, richiedendo una media di 9.4 ettari globali, come dire, che
ciascun americano vive con le risorse di circa 4.5 pianeti Terra.
L'ITALIA E' IL QUARTO PAESE AL MONDO PER CONSUMO DI ACQUA
- Il nostro paese è al 24esimo posto nella classifica delle maggiori
impronte ecologiche sul pianeta, su oltre 180. Non è una buona
posizione: significa che consumiamo ben più di quanto le nostre risorse
interne ci consentirebbero di fare. Viviamo "in debito". L'impronta
ecologica pro capite dell'Italia è 4,8: significa che ogni italiano
consuma risorse tre volte in più del quantitativo che il nostro
territorio mette a disposizione. Per quanto riguarda l’impronta idrica,
l’Italia si trova al quarto posto nella classifica mondiale riguardante
l’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di
risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati
dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da
due componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dalla
quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e
consumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, che
deriva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acqua
utilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore).
L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro
capite annui (dei quali 1.142 interni e 1.190 esterni). Davanti a noi
abbiamo, nell’ordine, solo Usa, Grecia e Malesia.
INVERTIRE LA ROTTA
- Se il Living Planet Report 2008 descrive una Terra malata, e abitata
da uomini limitati, indica anche coordinate per poter invertire questa
rotta, che al momento sembra puntare serenamente verso il naufragio.
«Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osserva
James P. Leape - ma bisogna cambiare l'attuale stile di vita e
indirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili».
Consumare meno e meglio, soprattutto il nostro mondo "avanzato", «fermo
restando - scrive il rapporto - che lo sviluppo tecnologico continuerà
a rivestire un'importanza vitale nell'affrontare la sfida della
sostenibilità».
October 26 Ci siano pure scuole di partito o
scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le
deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La
scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si
scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine
della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la
scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del
totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè.
Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne
ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole
diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo
Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato,
ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per
arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di
setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe
polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono
pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia
un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente
vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non
vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i
manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare
le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di
Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza;
in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata.
Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi
teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a
screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a
favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del
suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad
andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si
comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole,
perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si
danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a
quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece
che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole
private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito
dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in
scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la
prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo
convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è
la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole
di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci.
Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle
scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino
insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che
gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950 http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=662:discorso-di-piero-calamandrei-in-difesa-della-scuola-nazionale&catid=20:altri-documenti&Itemid=43
Incredibili le capacità preconizzatrici di questo discorso, del grande giurista Calamandrei, direi che parla da sé. Fatelo girare il più possibile per reagire ai progetti scandalosi del governo.
P.s.: grandissima la manifestazione di ieri 10000 persone di ogni età (dai bambini con le mamme fino ai professori dell'università), da tutte le scuole di Trieste, e non solo, per protestare contro la demolizione sistematica della nostra istruzione. CONTINUIAMO COSI'!
October 22 Il presidente del Consiglio annuncia la linea dura contro le occupazionii"Darò istruzioni a Maroni su come intervenire". Domani riunione al Viminale
Berlusconi: "Polizia negli atenei"Veltroni: "Premier soffia su fuoco"
Dura replica del segretario del Pd :"Il disagio non è un problema di ordine pubblico" Napolitano: "Su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione" ROMA - Con la mobilitazione degli studenti che si moltiplica in tutta Italia,
le proteste nel mondo della scuola sono state oggi terreno di un
durissimo scontro tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Il rpesidene
del consiglio in tarda mattinata ha convocato una conferenza stampa a
Palazzo Chigi per mandare un avvertimento ai giovani: "Non permetterò
l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è
la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di
democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che
vogliono studiare".
Lettera di Napolitano agli studenti: "Indispensabile che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura contrapposizione".
La reazione del Pd. Dichiarazioni
che hanno fatto scattare la dura prelica del segretario del Pd Walter
Veltroni. "Abbiamo dovuto convocare questa conferenza stampa - ha
replicato - dopo aver letto le parole del presidente del Consiglio di
questo Paese, parole molto gravi, parole che possono essere cariche di
conseguenze". "Il premier - ha aggiunto - soffia sul fuoco, il disagio
sociale non è una questione di ordine pubblico: mi chiedo se in questo
Paese è ancora possibile dissentire".
Monito a Maroni.
Ha preferito invece rivolgersi al ministro dell'Interno Roberto Maroni
il suo vice, Dario Franceschini. "Rivolgo un appello agli studenti - ha
commentato il numero due del Pd - che sono i provocati, affinché tutto
si svolga nel modo più civile e trasparente, ma rivolgo un appello
anche al ministro dell'Interno e alle strutture periferiche preposte
alla gestione dell'ordine pubblico perché conservino il senso di
responsabilità e affinchè non sia neanche sfiorato un capello a nessuno
studente italiano".
Ordini al Viminale.
Berlusconi ha chiarito che la sua non è solo un'affermazione di
principio, ma l'inizio di un piano d'azione che verrà concordato oggi
con il Viminale. "Convocherò oggi - ha chiarito - il ministro degli
Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire
attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa
succedere". "La realtà di questi giorni - ha detto ancora il premier -
è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i
manifestanti sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come
a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo
di far passare nella scuola delle menzogne e portare un'opposizione
nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo".
Epifani invita al dialogo.
Contesta la minaccia di Berlusconi contro le occupazioni anche il
segretario della Cgil Guglielmo Epifani. "E' profondamente sbagliato -
afferma il leader sindacale - rispondere alle ragioni del movimento
degli studenti con una modalità che non sia quella del dialogo". "Il
governo - sottolinea Epifani - non può ricorrere alle minacce. Questo è
un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso
paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. E' un movimento pacifico, gli
studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di
studiare di più e meglio".
Fioroni: "Parole gravi".
Riflessione simile a quella svolta dall'ex ministro della Pubblica
Istruzione del centrosinistra Giuseppe Fioroni. "Tutti i ministri della
Pubblica Istruzione - ha ricordato - hanno sperimentato le occupazioni
e le autogestioni. Nessuno ha mai pensato di invadere le competenze
dell'autonomia scolastica e di intervenire nelle decisioni interne che
devono essere assunte nel rispetto della serenità e della sicurezza".
Quelle di Berlusconi, ha aggiunto, "sono dichiarazioni gravi".
Attacco alla manifestazione.
Il presidente del Consiglio ha toccato quindi il tema della
manifestazione lanciata dal Pd per sabato prossimo. "Manifestare - ha
proseguito - è una possibilità della democrazia ed anche noi ne
usufruimmo. Noi, però, manifestammo contro la pressione fiscale del
governo Prodi. La manifestazione del 25 ottobre è solo contro il
governo e non ha proposte. La piazza non è il posto migliore per fare
proposte. Le proposte si fanno in Parlamento".
Nessuna marcia indietro. Il
premier accusa poi l'opposizione su uno temi centrali della protesta.
"La sinistra - sostiene - dice bugie sulla scuola, fa un allarmismo
inutile". E rispondendo a Veltroni, che oggi ha chiesto di ritirare il
decreto Gelmini davanti "alle proteste così ampie e diffuse contro la
riforma della scuola e le misure con i tagli", invitando Palazzo Chigi
a rimodulare i costi, lasciando all'istruzione "ogni euro recuperato
dal taglio di sprechi", Berlusconi ha replicato secco: "Noi andremo
avanti, questo decreto sulla scuola è sacrosanto, altro che ritirarlo,
bisogna applicarlo".
Le classi ponti resteranno.
Il Cavaliere ha chiarito successivamente che non sono previsti
ripensamenti neppure per la contestatissima proposta delle 'classi
ponte' per i figli di immigrati perché "non è dettata da razzismo ma da
buonsenso. Conoscere la lingua italiana è necessario". Berlusconi
accusa infine la Rai di aver presentato in maniera distorta i
provvedimenti del governo. "La televisione pubblica - lamenta -
diffonde ansia e le situazioni solo di chi protesta. Sono preoccupato
da questo divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà".
"A quando la polizia nei giornali?".
Affermazioni contro la stampa, quest'ultime, che hanno fatto scattare
la preoccupata replica del parlamentare del Pd Piero Martino. "Il tono
minaccioso con cui il presidente del Consiglio segnalava ai direttori
dei giornali e dei telegiornali la propria preoccupazione ma
soprattutto la propria indignazione - si è chiesto il deputato
democratico - sarà forse all'ordine del giorno dell'incontro che avrà
con il ministro dell'Interno Maroni?". "Oltre a prendere le
contromisure adatte a bloccare le manifestazioni degli studenti, degli
insegnanti e del corpo non docente della scuola - ha proseguito -
Berlusconi invierà le forze dell'ordine anche nelle redazioni per
verificare che il suo verbo venga amplificato come lui gradisce?".
Università, non è ancora finita.
Deciso a non fare marcia indietro anche il ministro Gelmini, che ha
annunciato di voler anzi intervenire in maniera ancora più decisa sulle
università. "Bisognerà voltare pagina e fare autocritica", dice, senza
"difendere lo status quo". "Siamo disposti a confrontarci e dialogare -
prosegue - ma la situazione attuale porterebbe al collasso" perciò
"bisogna cambiare".
Napolitano. Non posso schierarmi, ma auspico il
confronto. Questo il senso della lettera che il Presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto in risposta alla missiva che
gli è stata consegnata ieri, in occasione di una cerimonia
all'Università "La Sapienza" di Roma, da una rappresentanza di
studenti, dottorandi e ricercatori. "E' indispensabile
che su questi temi non si cristallizzi un clima di pura
contrapposizione - dice Napolitano -, ma ci si apra all'ascolto
reciproco, a una seria considerazione delle rispettive ragioni".
Il Viminale.
Per ora il Viminale ed il ministro dell'Interno, Roberto Maroni,
scelgono la linea del silenzio dopo la convocazione dello stesso
ministro a Palazzo Grazioli. Lo stesso Maroni, uscendo dalla residenza
romana del premier Berlusconi, ha evitato ogni contatto con i tanti
cronisti. Una riunione tecnica per fare il punto sulla situazione delle
manifestazioni di protesta della scuola si terrà domani pomeriggio al
ministero Viminale, presieduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano e
alla quale parteciperanno i vertici delle forze di polizia "per
effettuare - si legge in una nota del ministero - una completa
ricognizione dei rischi per la sicurezza e per l'ordine pubblico
derivanti da eventuali forme violente di protesta contro il
provvedimento del governo in tema di scuola".
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-2/parla-premier/parla-premier.html
Tralasciando le porcherie dette a spron battuto dal nano di merda, quella di oggi a Trieste è stata veramente una manifestazione fantastica! E a quanto pare non ci fermeremo qui...
p.s.: per documentarsi su riforma Gelmini e simili http://coordinamento133.altervista.org/pages/materiali.html
October 08 Da Repubblica.it
L'allarme della Difesa: siamo sotto il livello di guardia La relazione sarà presentata nei prossimi giorni alla Camera
Soldati in città, armi spuntate "Addestramento insufficiente"Sono male addestrati e mancano i fondi per farli lavorare. Lo dice lo stesso Ministero della Difesa.
di ALBERTO CUSTODERO
ROMA - "I militari italiani sono addestrati sotto il livello di guardia". A lanciare questo allarme sul grave stato in cui si trova la professionalità dei militari dell'Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e dell'Arma dei carabinieri non sono le rappresentanze sindacali delle Forze Armate, i Cocer. Ma lo stesso governo Berlusconi che da agosto ha schierato 3 mila soldati con compiti di polizia nelle città italiane e 500 parà nel Casertano contro la camorra.
La denuncia è contenuta nella relazione annuale del 2008 del ministero della Difesa che sarà presentata nei prossimi giorni alla Camera. Sotto la voce "formazione del personale", si legge che "le limitate risorse finanziarie a disposizione negli ultimi esercizi per la formazione e l'addestramento hanno imposto di concentrare gli sforzi verso il personale e i reparti destinati al turn over nelle missioni internazionali, con minore attenzione alle altre attività operative". "Ne è derivata di conseguenza - prosegue la relazione - una drastica riduzione delle attività rivolte all'addestramento del restante personale. Il livello addestrativo complessivo è sceso ampiamente sotto il livello di guardia con significativa perdita di professionalità, in particolare con riferimento al personale più giovane e più bisognoso di formazione e addestramento".
Nella precedente relazione dell'ex ministro Arturo Parisi si parlava di "risorse economiche insufficienti, in grado appena di garantire, ma unicamente su livelli minimali, un'attività addestrativa e formativa ridotta". Dai "livelli minimali" di Parisi si è scesi ora, con La Russa, "ampiamente sotto il livello di guardia". Pur essendone il governo Berlusconi consapevole al punto che sempre nella stessa relazione quantifica in oltre un milione di euro "il gap formativo accumulato per attività non svolte negli ultimi esercizi", in agosto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non ha esitato ad imporre proprio alla Difesa per i prossimi tre anni il drastico taglio di 2 miliardi e 612 milioni. E sempre a proposito di tagli, per finanziare i parà anti- Casalesi sono stati ridotti da 6 a 5 i mesi di presenza nelle città dei 3 mila soldati.
Ma se il livello di professionalità dei 190 mila militari italiani (senza contare i carabinieri), è sceso sotto il livello di guardia, "a chi spetta, se non alla linea di comando - si chiede il generale Domenico Rossi, presidente del Cocer interforze - la responsabilità di giudicare se abbiamo raggiunto livelli minimali di addestramento oltre i quali il personale non è in grado di svolgere il proprio lavoro in sicurezza?". Una prima risposta al generale Rossi la dà lo stesso ministro della Difesa. "La relazione annuale 2008 - spiega Ignazio La Russa - va presa cum granu salis. I militari che ruotano nelle missioni estere sono circa 50 mila, più quelli di riserva. Questo ci fa dire che per la restante e minore parte, l'addestramento è "sotto il livello di guardia", ma sopra quello di efficienza. È come quando in auto si va in riserva: è segno che la benzina sta per mancare, ma ce n'è ancora un po'. Ecco, s'è accesa la spia che segnala che la professionalità del nostro esercito sta per andare in rosso. Ma è ancora efficiente".
Fantastico, eh?
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